La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è rendersi conto che tutto fa parte di un'unica realtà.

La nostra visione della realtà determina di fatto la qualità della nostra esperienza esistenziale. Riconoscere la medesima essenza o natura in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma, permette di cogliere un nuovo significato e di sperimentare una nuova percezione della vita. QUESTO è il vero cambiamento da realizzare!

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POST N. 700! MANIFESTO PER IL CAMBIAMENTO

Quanto si parla di ″cambiamento″! È sicuramente il tema più dibattuto nei tempi di crisi sociale ed economica, ma anche, ovviamente, nei momenti di insoddisfazione personale o nelle proprie relazioni. Una delle frasi più celebri di Ghandi recita: ″Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo″. Con essa il Mahatma esorta ad impegnarsi ed agire in prima persona per produrre gli effetti di trasformazione che ciascuno desidera vedere a livello planetario, ma l'aforisma può essere anche interpretato come invito a cambiare innanzitutto noi stessi, al fine di produrre un mutamento della coscienza collettiva che parta dall'evoluzione di quella individuale.


Esiste altro oltre la realtà fisica?

La ″realtà fisica″ è solo una delle tante forme della manifestazione dell'esistenza. Tutte sono variazioni o fluttuazioni di quell'unico campo di energia che costituisce la natura o essenza della realtà. Alcune danno luogo a quella che noi, arbitrariamente, chiamiamo materia, altre generano forme di realtà diverse, delle quali non ci è sempre possibile fare l'esperienza, quantomeno attraverso i comuni sensi.

L'essenza dell'individualità

Se considerate la vostra individualità, non avrete che un vano fantasma se il divenire storico in cui è immersa di pensieri e di idee, se il suo discorrere in ragione di un più lato discorrere del mondo, se queste esigenze immediate dei vostri concetti e queste conferme pronte della vostra pratica non siano tenute in alcun conto e non siano trasfigurate nell'impressione di una continuità indivisa, per cui la individuale esistenza divenga l'universalità stessa che procede accumulando il suo passato e prospettando il suo futuro.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Il Sé è superiore al tempo

Il Sé, il Conoscente capace di conoscere la sua propria esistenza, è superiore al tempo. Tutte le percezioni e le immagini che si succedono le une alle altre, componendo il fluente spettacolo di questo mondo, possono svanire come accade nel sonno senza sogni. Il Sé non può svanire perché la morte, come il sonno è un avvenimento nel tempo e perché il Sé è al di sopra del tempo, e come tale è stato sicuramente colto fin dal primo momento. Tale è la viva percezione la quale è all'origine di questa conoscenza istintiva dell'immortalità umana di cui cerchiamo le cause.


Jacques Maritain (filosofo francese) in Da Bergson a Tommaso D'Aquino 1947

Intelletto ed emozioni richiedono la dualità

L’intelletto e le emozioni richiedono la dualità del sé e dell'altro, Io e Tu, Dio e l’Uomo, mentre l'intuizione offre la percezione immediata dell'unità di sé ed Essere. L'intelletto e le emozioni hanno tagliato artificialmente l'unità dell’essere in intervalli arbitrari e molteplici, ma l'intuizione da luogo all'apprendimento immediato dell'unità dell'Essere.



Brijen K. Gupta (antropologo e studioso delle religioni) in The Meaning of the Absolute in Sankara and Swedenborg, trad. P.F.

Un essere infinito e unico

Dobbiamo considerare con molta attenzione l'idea di un Essere semplice, necessario e principio primo di tutte le cose. L'affermazione dell'esistenza di una cosa assoluta implica la sua infinitezza e la nostra idea sarà così l'idea di un Essere assolutamente infinito. Sarà necessariamente anche l'idea di un Essere unico.


Gabriel Huan (filosofo spagnolo) in Le dieu de Spinoza, 1914 (trad. E. V.)

È sbagliato parlare di una duplice entità

Quando si dice che l'Atman [lo spirito universale] è immutabile, si sottintende che le altre cose subiscono invece modifiche, e allora, come la mettiamo con l'Advaita, il non−dualismo? Se non esiste nulla all'infuori dell'Atman, è sbagliato parlare di una duplice entità, non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.


Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai

L'infinito evanescente nella sua esistenza

Un infinito che per assurdo si attuasse in un unico momento sarebbe come un cessare del reale, perché ciò che è compiuto è già cessato se non si riversa in qualche cosa di nuovo. Sarebbe lo stringente affanno concettuale di un "nulla" che "sia", laddove tutto l'essere grida che sia invece qualcosa. Per tale ragione l'infinito deve immaginarsi evanescente nell'inesistenza perché l'essere possa essere ancora, realizzandolo.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito 1951

L'immortalità dell'essere umano

C'è nell'uomo una conoscenza naturale istintiva della propria immortalità. Questa conoscenza non è iscritta nella sua intelligenza, è iscritta nella sua struttura ontologica; essa non è radicata nei principi del ragionamento ma nella nostra stessa sostanza. Di questa conoscenza l'intelletto può prendere coscienza in maniera indiretta e per mezzo di una certa riflessione, per mezzo di un certo ritorno del pensiero sui recessi della soggettività umana. L'intelligenza può anche ignorare questa conoscenza istintiva e restarne incosciente, perché la nostra intelligenza é naturalmente rivolta o distratta verso l'essere delle cose esteriori. Essa può anche negare l'anima e l'immortalità in virtù di un assortimento qualunque di idee di ragionamenti. Tuttavia, quando l'intelligenza di un uomo nega l'immortalità, quest'uomo nonostante le sue convinzioni razionali continua a vivere sulla base di una supposizione incosciente e per così dire biologica di questa stessa immortalità che egli al tempo stesso nega nella sua ragione.


Jacques Maritain (filosofo francese) in Da Bergson a Tommaso D'Aquino (1947)