La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è rendersi conto che tutto fa parte di un'unica realtà.

La nostra visione della realtà determina di fatto la qualità della nostra esperienza esistenziale. Riconoscere la medesima essenza o natura in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma, permette di cogliere un nuovo significato e di fare una nuova esperienza della vita. QUESTO è il vero cambiamento da realizzare!

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Tutti i benefici di una nuova visione!

COLORFULNESS © 
LA VISIONE DELLA VITA PIÙ COLORATA CHE C'È!


Una giornata insieme a Eugenio Vignali per imparare a sentirti meglio così come sei con quello che già c'è nella tua vita. Vieni a conoscere il metodo Colorfulness© e i suoi benefici. Perchè la tua visione della vita determina come ti senti proprio ora!

Il mistero della molteplicità

L'unità dell'io è l'unità stessa del reale nella sua unificabilità e moltiplicabilità. È chiarezza in ogni momento di quell'unità, ma mistero in ogni momento di quella molteplicità.

La visione di Thomas Traherne

LA VISIONE 

Il volo è solo il preparativo. 
La vista è profonda e infinita, 
Ah, me! è solo gloria, amore, luce, spazio. 
Gioia, bellezza e varietà 
Che adornano la dimora divina, 
È tutto ciò che l'occhio può vedere. 
Tutto cambia visto nella luce celestiale, 
E cure e peccati e guai sono ora luminosi. 


Thomas Traherne (poeta e teologo metafisico inglese) in The poetical works of Thomas Traherne, 1636-1674, edited by Bertram Dobell (1906) Trad. E.V.

Tu cosa vedi?

Quale effetto ha su di te quest'immagine?



Sembra essere sabbia, forse una spiaggia ... ma di per sé non ha un particolare significato e non produce alcuna sensazione interiore.


Anche il relativo è reale

Non è dato ad una coscienza finita e limitata come quella dell'uomo di andare al di là della pura e semplice predicabilità della coscienza infinita ed assoluta: essa è costretta a riconoscerla come sussistente per motivi logici ma non può naturalmente acquisirne con le proprie forze intellettuali un concetto preciso. Non si parli poi di rappresentazione, dato che quest'ultima si trova nell'orbita della sensibilità. Non si è però autorizzati a pensare che le singole coscienze, alle quali la vita universale si presenta come un'immensa varietà di forme, non abbiano una realtà effettiva. Anche dato e non concesso che esse fossero una specie di sogno dell'assoluto, dovremmo razionalmente pensare che nulla potrebbe essere realtà viva come questo sogno. Riguardare la molteplicità come un inganno, una finzione, un miraggio, senza consistenza alcuna come la riguardano gli idealisti−soggettivisti, significa svalorizzare l'assoluto. Equivale in certo qual modo ad antropomorfizzare quest' ultimo nel senso di pensarlo come una persona umana soggetta a sogni e visioni, nel qual caso la vita sarebbe il sogno dell'assoluto e noi i personaggi, o, per meglio dire, le marionette che agiscono e si muovono entro questa grande cornice onirica.


Remo Fedi in Filosofia perenne (1943)

Il metodo Colorfulness© per una nuova visione della vita

Chi è stato in cima ad una vetta, o ha anche solo preso una funivia per salire di quota in montagna, conosce l’effetto profondo che ha la visione d’insieme che si gode da quel punto di osservazione. È una sensazione di espansione del proprio sé, che sembra librarsi in volo fino ai punti più lontani che l’occhio riesce a cogliere. Ogni cosa appare nelle sue dimensioni relative se paragonata all’intero quadro che ci si apre dinnanzi. Ciò che prima sembrava separato, ora è ricongiunto in un unico insieme. Le valli, i monti, il cielo stesso sopra di essi, tutto è ora solo un elemento di qualcosa che non ha più senso suddividere e che apprezziamo proprio nella sua interezza. Osserviamo il sentiero percorso, la sua lunghezza ci appare ora nella sua totalità, lasciandoci sorpresi e compiaciuti, ma, al tempo stesso, ci è evidente anche la sua modestia, se confrontata con la distanza che copre la nostra vista. Anche quella che prima ci appariva come una moltitudine di alberi ora è un’unica macchia di colore verde scuro che ricopre i fianchi delle montagne. Ma esiste la foresta di per sé, o esistono solo gli alberi singolarmente? E il villaggio sul fondo della valle cos’è, se non un insieme di case, che abbiamo oltrepassato una ad una lungo il cammino osservando la loro struttura, ognuna diversa dalle altre, e che ora sono riassorbite nell’unico agglomerato di colore più scuro, il colore dei tetti?



Il mito della creazione negli indiani d'America

Nei bellissimi miti sulla creazione degli indiani delle pianure, che sono incredibilmente simili alla Genesi biblica, gli animali furono creati prima degli esseri umani, così che nella loro anteriorità e origine divina hanno una certa vicinanza al Grande Spirito (Wakan-Tanka in il linguaggio dei Sioux), la qual cosa impone rispetto e venerazione. In essi l'indiano vede i riflessi concreti delle qualità del Grande Spirito, e pertanto svolgono la stessa funzione delle scritture rivelate nelle altre religioni.


Dio è assolutamente impersonale

I Figli rossi del Sole, non adorano l'unico Dio. Per loro quell'unico Dio è assolutamente impersonale, e tutte le forze emanate da quell'unico Dio sono invece personali. L'esatto opposto della popolare concezione occidentale di un Dio personale e di forze attive impersonali in natura. 


James Morgan Prise a proposito del Popol Vuh, i rituali iniziatici delle popolazioni Maya

Poiché esiste, può essere conosciuto

Alcuni testi sostengono l'idea che il Nirvana equivalga a un assoluto metafisico: una realtà che rende possibile l'esperienza senziente, ma che non può essere di per sé parte dell'esperienza. Famosa a questo riguardo è una delle "ispirate espressioni" (udana) del Buddha riguardanti il ​​Nirvana, che può essere letta come implicante l'idealismo trascendentale: "C'è, monaci, un non-nato, un non-divenuto, un non-costruito, un non-condizionato (asaπkhata), senza il quale il risultante nato, diventato, costruito, condizionato non può essere conosciuto. Ma poiché esiste, il risultante nato, divenuto, costruito e condizionato, può essere conosciuto.". (Ud 80-1)
Il Nirvana è davvero l'obiettivo religioso supremo e la liberazione definitiva da ogni insoddisfazione e impermanenza, ma come tutti gli altri fenomeni è anatta, non sé, e non può essere lo stato liberato di alcun sé. Né può essere propriamente descritto, poiché è atakkavacara, inaccessibile al pensiero discorsivo, e poiché sfugge alla categorizzazione ordinata, può essere solo descritto per mezzo della negazione: non è né temporale, né spaziale, né mente, né materia. 


Noa Ronkin, Early Buddhist Metaphysics, The making of a philosophical tradition (2005), trad. E.V.