La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è rendersi conto che tutto fa parte di un'unica realtà.

La nostra visione della realtà determina di fatto la qualità della nostra esperienza esistenziale. Riconoscere la medesima essenza o natura in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma, permette di cogliere un nuovo significato e di fare una nuova esperienza della vita. QUESTO è il vero cambiamento da realizzare!

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POST N. 700! MANIFESTO PER IL CAMBIAMENTO

Quanto si parla di ″cambiamento″! È sicuramente il tema più dibattuto nei tempi di crisi sociale ed economica, ma anche, ovviamente, nei momenti di insoddisfazione personale o nelle proprie relazioni. Una delle frasi più celebri di Ghandi recita: ″Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo″. Con essa il Mahatma esorta ad impegnarsi ed agire in prima persona per produrre gli effetti di trasformazione che ciascuno desidera vedere a livello planetario, ma l'aforisma può essere anche interpretato come invito a cambiare innanzitutto noi stessi, al fine di produrre un mutamento della coscienza collettiva che parta dall'evoluzione di quella individuale.


Lo spirito come realtà

Il misticismo consiste, secondo una bella definizione che trovo in Plotino, nel vedere a occhi chiusi, nel vedere con gli occhi dell'anima mentre sono chiusi gli occhi del corpo. Il fenomeno essenziale del misticismo è ciò che si chiama estasi, uno stato nel quale, essendo interrotta ogni comunicazione col mondo esterno, l'anima ha il senso di comunicare con un oggetto interno che è l'essere infinito, Dio. Man mano che la scienza serra più da vicino la realtà, soprattutto nel mondo psicologico e morale, appare evidente che in ciò che si chiama fenomeno è implicito qualcosa di extra fenomenale, preso alla coscienza che lo spirito ha di se stesso. Se tutto dunque può essere conosciuto scientificamente, poiché tutto presenta una faccia fenomenale, in complesso ogni fenomeno include e suppone lo spirito come realtà.


Émile Boutroux in La natura e lo spirito (1935)

Dal Monologion di Anselmo d'Aosta

VI È UNA NATURA IN VIRTÙ DELLA QUALE ESISTE TUTTO CIÒ CHE È, NATURA CHE È PER SE STESSA, ED È L'ENTE PIÙ GRANDE DI TUTTO CIÒ CHE ESISTE.

Non solo tutti i beni sono tali in virtù di un medesimo bene, e tutte le cose grandi sono tali in virtù di una medesima grandezza, ma tutto ciò che è, esiste in virtù di un unico ente. Infatti, tutto ciò che è, o esiste in virtù di qualche cosa o in virtù di nulla. Ma nulla esiste in virtù di nulla. Non si può infatti neppur pensare che qualche cosa esista se non in virtù di una realtà. Dunque tutto ciò che è, esiste in virtù di qualche cosa.



L'essenza delle cose

Nessun ente può essere privato della sua essenza. Se infatti fosse privato della sua essenza, sarebbe privato della sua stessa possibilità di essere. Dunque, tale ente cesserebbe di essere possibile e diverrebbe impossibile. L'essenza è pertanto assolutamente necessaria per l'esistenza degli enti. 
L'essenza, del singolo ente come di tutte le cose in generale, è immutabile, eterna e incommensurabile.


Friedrich Christian Baumeister (filosofo tedesco) in Institutiones metaphysicae (1774) trad. E.V.

L'unità con la Vita e la Potenza Infinite

L'uomo conosce se stesso solo come un essere fisico, non differendo sostanzialmente dall'universo materiale che lo circonda. ... Poi, contemplando se stesso e desiderando scoprire la verità sulla propria esistenza, gradualmente emerge nella sua coscienza il fatto che la sua vita è Essere Divino, e che non è mai stato altro - tranne che nella sua stessa mente, quando nel suo pensiero ha scambiato la semplice forma della propria esistenza come la vera vita essenziale stessa, separando così la propria vita dalla Vita Divina Infinita. Si rende quindi conto che egli in Dio vive, si muove e ha il suo essere, e che Dio è la vita della sua vita, la sua vita stessa. Così diventa cosciente della sua unità con la Vita e la Potenza Infinite. 


Ralph Waldo Trine (filosofo del New Thought) in The greatest thing ever known (1898) trad. E.V.

Il mito di Dioniso

Bacco (Dioniso) rappresenta l'anima razionale del mondo inferiore. È il capo dei Titani - gli artefici delle sfere mondane. I Pitagorici lo chiamavano la monade titanica. Dunque, Bacco è l'idea onnicomprensiva della sfera dei Titani e i Titani - o divinità dei frammenti - le forze attive mediante le quali la sostanza universale è modellata nel modello di quest'idea. 


L'unità originaria è infranta

La via della ricerca scientifica è un incessante sforzo per cementare in un edificio consistente tutti i pezzi staccati in cui ci accorgiamo di aver frantumato quell'ignoto primitivo colosso che era il mistero dell'universo. L'unità originaria è infranta ma l'uomo la rivuole. La scienza si è infinitamente divisa ma ogni scienziato lavora con la fede di giungere anche in un giorno lontano a dar la mano agli altri nella conquista definitiva della verità sola.


Luigi Botti (docente di filosofia Università di Torino) in Metafisica dell'Io (1915)

La via mistica

In primo luogo, c'è per noi, in quanto esseri coscienti, oltre alla vita individuale, una vita universale possibile e, in una certo modo, già reale? La nostra coscienza riflessiva e distinta, secondo la quale siamo esterni gli uni agli altri, è una realtà assoluta, o soltanto un fenomeno, in cui si nasconde la presenza universale delle anime in un unico principio?


La perfezione di tutte le cose

Diremo che questo mondo finito, con questi finiti astri, comprende la perfezione di tutte le cose.

Elpino, in De l’infinito universo e mondi di Giordano Bruno (1584)