La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è la comprensione dell'unità del tutto.

Lo scopo di questo blog è favorire la comprensione del principio di non−dualità, in base al quale la realtà è riconosciuta come l'espressione di un ente unico, indivisibile e, secondo la nostra concezione del tempo, eterno. Dunque, una visione che ammette la medesima essenza in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma. Si è scelto di dare più spazio possibile agli autori occidentali, antichi e moderni, per valorizzare sia quella linea di pensiero unitario che ha attraversato la nostra cultura a partire dalla Grecia Classica fino al New Thought, sia il misticismo di matrice cristiana che ha nutrito la speculazione teologica e filosofica nel corso dei secoli.

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Quando non c'è soggetto né oggetto

Il picco più elevato di un’esperienza è la libertà dell’unità con il tutto, senza soggetto né oggetto. Questa non è l’unione dell’esperienza mistica, che è invece uno stato raggiunto e poi lasciato.


Jean Klein (filosofo francese maestro di Advaita Vedanta) in The ease of being (1984) Trad. P.F.

C’era soltanto unità con il tutto


La presenza costante, che chiamiamo il Sé, era priva di ripetizione, di memoria, di giudizio, di paragone e valutazione. Il centro del mio essere è stato spontaneamente fatto fluire fuori dal tempo e dallo spazio dentro una calma senza tempo. In questo non-stato dell’essere, la separazione tra “te” e “me” era scomparsa completamente. Nulla sembrava più “esterno a me”. Tutte le cose erano in me ma io non ero più in loro. C’era soltanto unità con il tutto.


Jean Klein (filosofo francese maestro di Advaita Vedanta) in The ease of being (1984) Trad. P.F.

L’unico vero viaggio

L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, non è andare verso nuovi luoghi, ma poter guardare con occhi diversi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno di loro vede, che ciascuno di loro è.


Marcel Proust in Alla ricerca del tempo perduto, La prigioniera (1923) trad. E.V.

La soddisfazione dell'intelletto

Nella visione dualistica, per l'intelletto il concetto di non separazione fra gli oggetti risulta facile da comprendere ma difficile da accettare, alla luce della comune esperienza sensoriale della vita, mentre il principio unitario, per cui la realtà è espressione di un unico processo, trova meno resistenze di tipo empirico ma risulta più difficile da concepire.
Nella coscienza di unità, l'intelletto trova invece completa soddisfazione, annullando ogni distanza con l'esperienza.

Legato con amore in un volume ciò che per l'universo si squaderna

Benigni rilegge il canto 33 del Paradiso nel quale Dante incontra e descrive Dio.




La verità è piena di conoscenza e vuota di domande.

Una vita diversa


La conoscenza della natura ultima delle realtà permette un nuova visione di essa e del nostro ruolo in essa, e ciò è sicuramente la base per una vita diversa o, quantomeno, vissuta diversamente.

L'esperienza del tutto

Perché ″il tutto″ non può essere considerato oggetto dell'esperienza? Perché se fosse un oggetto ci dovrebbe essere un ulteriore soggetto che ne fa l'esperienza. Solo il Sé universale può fare l'esperienza di se stesso (cioè del tutto), essendo soggetto ed oggetto ad un tempo. E' però consigliabile superare anche le nozioni di soggetto ed oggetto, e considerare la manifestazione del Sé universale come un unico processo unitario. Un processo, cioè, che si realizza senza soluzione di continuità in infinite modalità e senza generare separazione al proprio interno. Possiamo arbitrariamente giocare a individuare sotto−processi, definendo le modalità con cui essi avvengono e le relazioni che li legano reciprocamente, ma, quietandosi il caotico movimento dell'esistenza, ciò che resta infine è sempre e solo il Sé universale.

La vera conoscenza

La conoscenza della natura ultima della realtà è diversa da ogni altra forma di conoscenza, perché quando la si raggiunge, non si deve comprendere niente altro. Mentre la conoscenza della forma della realtà e delle sue leggi, apre sempre ulteriori spazi di conoscenza da raggiungere, la comprensione dell'unità del tutto offre quella conoscenza raggiunta la quale ogni altra cosa è conosciuta.