Lo scopo di questo blog è favorire la comprensione del principio di non−dualità, in base al quale la realtà è l'espressione di un ente unico, indivisibile e, secondo la nostra concezione del tempo, eterno. Dunque, una visione che riconosce la medesima essenza in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma. Si è scelto di dare più spazio possibile agli autori occidentali, per valorizzare sia quella linea di pensiero unitario che ha attraversato la nostra cultura a partire dalla Grecia Classica, sia il misticismo di matrice cristiana che pure ha nutrito la speculazione filosofica dal Medioevo ai giorni nostri.

L'esperienza di Boehme

Descrizione dell'esperienza di coscienza di unità (la prima di tre) di Jacob Boehme, teosofo e mistico tedesco del XVI−XVII sec., riportata in Cosmic Consciousness (1901) di Richard Maurice Bucke, medico e studioso della mente e degli stati di coscienza. Trad. E.V.

Mentre sedeva nella sua camera, il suo sguardo si rivolse a un piatto lucido di peltro che rifletteva il tramonto con tale splendore che egli cadde in una sorta di estasi interiore e gli parve di poter osservare i principi alla base delle cose e le loro più profonde fondamenta. Quando si spostò all'esterno, in giardino, potè osservare il cuore stesso delle cose e le piante, l'erba e tutta la natura si armonizzarono con la sua visione interiore.

L'evoluzione della fede mistica

La fede mistica che, nella fase iniziale, con un approccio infantile ha lodato Brahman come il Tutto e considerato il mondo delle forme come il suo gioco divino, ha sempre avuto un significato per l'essere umano, e tutte le sue fasi nel corso della storia hanno puntato ad andare oltre, verso una maturità che solo la scienza poteva portare. Confezionata in nuovi abiti e dotata di nomi nuovi, interpretata attraverso aspetti naturali e fatti concreti ai quali attribuire un significato sublime ed uno scopo elevato; adeguata ai costumi sociali come fonte di ispirazione all'universalità, identificando la religione con la libera crescita di ogni facoltà dell'individuo, con il lavoro e con la vita, emancipandola in tal modo dalla dipendenza da un mediatore o dal miracolo, la fede mistica nell'unità di Dio  e dell'essere umano, riappare infine come quella libertà e intelligenza, che né il Brahmanismo, né il Giudaismo, né il Cristianesimo sono riusciti ad esprimere.


Samuel Johnson (studioso statunitense delle religioni) in Oriental religions and their relation to universal religion (1873) trad. E.V.

Non "chi" ma "cosa" è?

Se chiedi "chi sono io?" o "chi sei tu?" la domanda è formulata non per ottenere una risposta, ma per eludere la questione. Non c'è nessuno dentro [di te o di me]; infatti, non c'è affatto un dentro e nel momento in cui viene meno il dentro cessa di esistere anche il fuori. Il momento in cui tu smetti di essere qualcosa di interiore, viene meno anche l'esteriorità. Allora, l'intero mondo diviene un unico intero. L'esistenza diviene un unico intero, non divisa nella dicotomia dell'io e del tu. Per questo motivo la domanda "chi sei tu?" per me non ha senso. Piuttosto, "cosa è?" è l'unica domanda rilevante. Non "chi" ma "cosa", perché il cosa può essere il tutto. E ci si può interrogare sulla totalità, su tutto ciò che esiste.
Dunque, la domanda "cosa è?" è fondamentale e non vi è dicotomia in essa, essa non crea divisione. La domanda "chi?" invece divide fino dal primo momento, accetta la dualità, la molteplicità, la dualità degli esseri. C'è solo l'essere, non gli esseri. Con ciò intendo dire che c'è solo l'esistere. 


Osho, da I am the gate (1976) trad. E.V.

Riconoscere l'infinito e l'eterno in ogni cosa rende la vita immortale

Riconoscere l'infinito e l'eterno [Brahman]in ogni cosa rende la vita immortale. 
La Bhagavadgita afferma infatti: "Nell'ora della morte risplende come il sole oltre il buio". E il Mundaka: "E' il ponte verso l'immortalità". La Kena Upanisad: "Quando è conosciuto come la natura di ogni pensiero, si conosce l'immortalità". "E' la morte della dualità nell'anima: quando cessa l'idea di essere diversi (nell'essenza) da qualcosa di più elevato, l'anima elevata da Brahman diviene immortale".


Samuel Johnson (studioso statunitense delle religioni) in Oriental religions and their relation to universal religion (1873) trad. E.V.

L'esistenza è un processo di manifestazione non di realizzazione

L'intera esistenza è un processo di "manifestazione" non di "realizzazione". Per questo motivo il classico concetto di un Dio creatore non mi è familiare. Dio "il creatore" rispecchia la nostra concezione egoistica della creazione come realizzazione. Poiché noi "facciamo" qualcosa, così Dio ha "fatto" il mondo. Abbiamo proiettato noi stessi sul piano cosmico per cui ci sono il creatore e la creazione. La dicotomia è tutta lì. ... Per me, Dio è ciò che si manifesta, non il creatore, ma ciò che continua a manifestarsi. Dio indica ciò che si manifesta in eterno. Dunque, tutto ciò che si manifesta è Dio. Voi e chiunque altro siete manifestazioni. Questa eterna manifestazione è Dio. Non ci sono creatore e creazione. La stessa dicotomia è egoistica, è la nostra proiezione sul piano cosmico.


Osho da I am the gate (1976) trad. E.V.

Cogliere il pensiero dell'Identità suprema

 Questo pensiero immenso (l’Identità Suprema) può essere colto solo da colui il cui animo è più vasto dei due mondi (quello sensibile o manifesto e quello sopra-sensibile o non-manifesto). Non si addice invece a colui che ha l’animo vasto solamente quanto questi due mondi. Poiché, in verità, questo pensiero è più grande del mondo sensibile e del mondo sopra-sensibile.


Mohyiddin Ibn Arabi (filosofo e mistico arabo, XIII sec.) da Risâlatul-Ahadiyah (Il trattato dell'unità)

Un'efficace metafora dell'unitarietà del tutto

Esiste un principio particolare che è un principio divino e possiede la capacità di alimentarsi e di manifestare intelligenza senza creare legami di dipendenza e senza essere soggetto ad alcuna legge o forza. Esiste da sempre ma ha acquisito una forma solo quando si è espresso nella materia, prima esisteva solo come entità unica e indivisibile.
Un esempio efficace è quello dell'arancia. Essa è divisa in spicchi, semi e innumerevoli membrane riempite della sua sostanza, il tutto unito in modo compatto in una sfera rinchiusa nella scorza. Ciascuna di queste piccole parti è un'entità a se stante che può essere isolata, ma contiene tuttavia l'identica sostanza dell'arancia e, quando sono tutte unite a formare un intero, hanno lo stesso sapore e contengono il medesimo principio. 
Così è la relazione che lega ciascuna vita-animata (soul-life), quale singola unità di un unico principio comune.


Almira Kidd (scrittrice esoterica USA) da The laws of being (1878) trad. E.V.

L'esperienza della divinità interiore

Niente nella nostra esperienza quotidiana ci da modo di accorgerci che l'acqua è composta da idrogeno e ossigeno; tuttavia, quando sottoponiamo l'acqua a certi trattamenti drastici, la natura dei suoi elementi costitutivi diviene manifesta [ad esempio se aumentiamo o diminuiamo la temperatura, essa diviene vapore o ghiaccio].
Allo stesso modo, niente nella nostra esperienza quotidiana ci offre alcun motivo per supporre che la mente dell'essere umano, essendo essa uno dei suoi elementi costitutivi, abbia qualcosa di simile - o di identico - con la realtà che costituisce l'essenza del mondo manifesto. Tuttavia, quando quella mente è soggetta a certi trattamenti drastici [che Huxley identifica nell'amare, essere puri nel cuore e poveri nello spirito], l'elemento divino, di cui è almeno in parte composta, diviene manifesto, non soltanto alla mente stessa, ma anche, in virtù del suo riflettersi sul comportamento esterno, anche alle altre menti.


Aldous Huxley da The Perennial Philosophy (1944) trad. E.V.

La coscienza mistica è l'esperienza dell'unità del tutto

Della coscienza mistica il Mandukya (Upanisad) afferma: " è oltre i sensi, oltre la comprensione, oltre ogni espressione ... E' la pura coscienza di unità nella quale la consapevolezza del mondo e della sua molteplicità è completamente cancellata. E' pace ineffabile. E' il bene supremo. E' l'Uno senza un secondo. E' il Sé.". 
Non solo nella Cristianità e nell'Induismo, ma ovunque troviamo che l'essenza di tale esperienza è quella di unità indifferenziata, sebbene ogni cultura e ogni religione la interpretino secondo il proprio credo e i propri dogmi.



Walter Stace, The Teachings o f the Mystics (1961) trad. E.V.

L'unitarietà di Dio e del mondo

La vera idea dell'unitarietà (oneness) di Dio, è che tale unitarietà dovrebbe includere anche il mondo. Il motivo per cui è scritto "Dio è uno", è che se fosse scritto "Dio è il solo" (only), la spiegazione sarebbe che la sua santa unitarietà sarebbe nell'Ohrensof [la luce infinita] e non nel mondo. Dunque, per consentire al mondo di percepire tale santa unitarietà ... si afferma che "Dio è uno", così che i sette paradisi, la terra e le quattro direzioni del mondo possano essere assorbite nell'unica unitarietà del mondo ... Ciò è quanto appare nella rivelazione del potere di Atzmuss che comprende e abbraccia l'idea di "Uno" e "Solo".




Menachem Mendel Schneerson (filosofo, mistico e rabbino) da Hayom Yom (1942) trad. E.V.

Brahman sei tu

Brahman è ciò che non nasce, non cresce, non si sviluppa, non declina, non deperisce e non muore, ciò che è indistruttibile, che genera, conserva e dissolve l'universo, e tu sei quello. Contemplalo dentro di te.



Sankara, Vivekacudamani, 258, Trad. E.V.