INTRODUZIONE ALLA NON-DUALITA'

La visione unitaria o della non-dualità ha unito come un filo conduttore gran parte della speculazione filosofica e teologica e della mistica degli ultimi tremila anni. In sintesi, il principio unitario afferma che la realtà, intesa come tutto ciò che esiste, è unica e inscindibile, e la sua differenziazione è solo apparente, vale a dire formale ma non sostanziale. Tale idea, comunemente espressa come “tutto è uno”, definisce dunque la cornice ideale più ampia possibile, che comprende ogni altra visione. Proprio questa sua caratteristica la rende autenticamente “universale”, ovvero onnicomprensiva e senza alternative.

DEFINIZIONE DI UNO

E’ l’ente che fa contemporaneamente tutte le esperienze che noi attribuiamo invece separatamente a tutti quegli enti che distinguiamo soprattutto sulla base della loro apparente diversità di forma. Esistendo solo l'Uno, qualunque distinzione di forma fa dunque parte della sua manifestazione, e, perciò, ha origine da esso, avviene in esso e si sviluppa per mezzo di esso. Se è il soggetto ultimo che fa l’esperienza di tutto ciò che noi chiamiamo realtà, in definitiva vi è sempre e solo l’Uno che fa l’esperienza di se stesso. In questo Blog si scrive Uno maiuscolo per distinguerlo dal numero cardinale ma non lo si fa coincidere in alcun modo con enti metafisici o che appartengono alle varie religioni (per intenderci: il Dio delle religioni monoteiste o qualunque altra divinità). Si veda in proposito il paragrafo seguente.



E DIO DOV'E' NELLA NON-DUALITA'?

In molte delle opere considerate, e di conseguenza in molte delle citazioni qui riportate, vi è un esplicito riferimento al Dio delle religioni monoteiste. La maggior parte degli autori appartiene infatti alla categoria degli uomini di fede, i quali, pertanto, hanno dovuto affrontare l'arduo compito di armonizzare la propria teologia di riferimento (con i suoi dogmi) con il semplice principio unitario, sfidando, inoltre, la reazione delle competenti autorità religiose (qualcuno ha di fatto subito la scomunica per quanto affermato in merito alla nuova visione).
Il passaggio più comunemente utilizzato è stato comunque proporre l'equazione Dio = Uno (o Assoluto). Quindi: tutto è Dio e Dio è ogni cosa.
Semplice, ma è come legare un carro ad un cavallo utilizzando un filo di seta. Infatti, nelle affermazioni che seguono la iniziale ed entusiastica enunciazione del novello principio emergono subito le inevitabili aporie, purtroppo affrontate con le consuete argomentazioni teologiche e non con i nuovi riferimenti ideali.
Il risultato finale è, nella maggior parte dei casi, che il principio unitario diviene solo un altro attributo della divinità di riferimento e dunque, confrontando la visione unitaria con quella teologica, non si comprende quale delle due è la cornice e quale il contenuto incorniciato.
D'altronde la rigida visione dualistica propria di molti costrutti teologici, soprattutto occidentali si rivela inefficace a gestire le implicazioni di una visione unitaria, preferendo affidarsi al dogmatismo per puntellare sistemi di pensiero non sempre coerenti.
Una visione può infatti essere considerata universale proprio in quanto include ogni altra visione possibile, e il principio unitario risponde proprio a questo fondamentale requisito, per cui non dovrebbero esservi dubbi riguardo a chi ricomprende cosa. 
In definitiva, Dio, Uno, Assoluto, ecc, sono solo parole. Ciò che conta è il significato (ovvero il contenuto) di cui esse sono portatrici. Nulla osta se quando si incontra la parola Dio, si legge Uno (e viceversa), purché il contenuto dei due termini sia, almeno in questa sede, perfettamente coincidente, ovvero: di qualunque cosa si tratti, essa è sempre e solo la manifestazione dell'Uno.


LA COSCIENZA DI UNITA'

L’esperienza mistica di unità con il tutto descritta da molti autori fino dal medioevo, è probabilmente quanto di più assimilabile al bodhi della cultura vedica, o al kensho della tradizione Zen, ovvero all'uscita da quell’illusione, quasi onirica, che ci fa considerare qualunque espressione della realtà come distinta e separata. 
E' questa un'esperienza che permette al soggetto di vivere fino al limite delle possibilità fisiche la propria fusione con l’assoluto, e il suo effetto è la consapevolezza che il mondo, cosi come percepito attraverso i sensi e interpretato attraverso la ragione, è parte di una realtà che va oltre la possibilità della ordinaria sperimentazione. 
La dimensione ontologica dell’esistenza (in tutte le sue forme e manifestazioni) acquista così una nuova coerenza, anche se le sue origini e la sua direzione ultima continuano a restare comunque inattingibili.
E’ stata anche definita “un’esperienza di fruizione dell’assoluto*”, o meglio, di identificazione con esso, tanto da potersi affermare che il piccolo sé dell’identità soggettiva è vissuto per un istante come il grande sé del tutto-che-è-uno. 
Se è vero che “l’immersione nell’uno svuota l’anima del ricordo di sé**”, allo stesso modo l’immersione dell’anima nell’identità del soggetto sembra svuotarla del ricordo di essere parte dell’unità assoluta e infinita.
La maggior difficoltà nel trasformare in consapevolezza consolidata l’esperienza di unità, risiede tuttavia nei limiti propri degli ordinari strumenti cognitivi e comunicativi dell’essere umano.
La razionalità dell’individuo che ha la visione, fatica infatti a elaborarla e a ridurla a una dimensione gestibile attraverso i propri parametri. Chi ne ascolta la descrizione, poi, stenta a sua volta a comprendere e vedere chiaramente ciò cui essa si riferisce e il normale tentativo di descrivere tale esperienza, pur attraverso un linguaggio simbolico, metaforico o allegorico, risulta spesso poco efficace.
D'altronde, la visione è un dono, e, coma tale, non può essere acquistata o trasmessa, ma solo ricevuta. 

Tratto da E. Vignali, Il dono supremo, la visione di unità del tutto di Nicolò Cusano

*I. Maritain, L’esperience mystique naturelle et la vide, in Nuit Mystique, Etudies carmelitaines mystiques et missionaires, n. 2, 1938, p. 116.
** Plotino, Enneadi, IV 4,1.


CONSIDERAZIONI FINALI

1) Se qualcuno crede che la consapevolezza di unità sia un metodo per evitare la sofferenza o risolvere i problemi legati alla personalità, potrebbe restare molto deluso.
2) La visione è un dono e come ogni dono, si riceve, non si compra. 
3) Il principio unitario o di non-dualità, essendo autenticamente universale, è omnicomprensivo e non esclude alcunchè. Per definizione. Per cui attenzione alle discriminazioni e alle esclusioni ... c'è puzza di dualità.
4) La consapevolezza di unità o di non-dualità non porta in posti nuovi, ma fa vedere diversamente quelli vecchi. Per cui, ciò che resta dopo la consapevolezza di unità è esattamente quello che già c'è.
5) La ricerca della verità ha lo stesso valore di qualunque altra ricerca, poiché tutte emanano dall'Uno e si realizzano nell'Uno attraverso l'Uno.
6) La coscienza di unità (quella che si definisce comunemente ″illuminazione″)  ha lo stesso valore di qualunque altra esperienza, poiché tutte emanano dall'Uno e si realizzano nell'Uno attraverso l'Uno.


NOTA METODOLOGICA SU QUESTO BLOG


Cosa vedete nella foto qui sopra? Un fossile?
E cosa è un fossile? E' solo l'impronta di un essere vivente esistito in un tempo remoto, mentre la sostanza del fossile è  la stessa della roccia di cui esso è parte integrante. Solo la sua forma apparente ci permette di identificare e desumere le fattezze di quello che è stato un essere vivente alcuni milioni di anni orsono.
Allo stesso modo capita, leggendo gli scritti di molti autori, antichi e moderni, di riconoscervi, inglobate nella vastità dell'intero testo, alcune espressioni che sembrano essere la traccia lasciata da un'intuizione profonda. Una consapevolezza emersa, ad un certo punto, nella coscienza dell'individuo, così come l'animale fossilizzato è apparso un tempo nella storia del pianeta, ed è ora riconosciuto solo da un attento osservatore, coerentemente con quanto affermato dal filosofo inglese Byers per il quale ″l'ego non pensa né conosce l'unità del tutto (oneness) ma semplicemente la identifica nell'universo intorno a sé″.
Questa operazione di ″riconoscimento″ nei testi esaminati è resa tuttavia difficile dal fatto che gli individui che hanno ″portato dentro di sé″ (è questo il significato di ″intuizione″) tale frammento di verità non sempre hanno saputo trasmetterla con un linguaggio adeguato e coerente. 
I più hanno cercato di ricondurre la nuova consapevolezza alla loro consueta visione, senza cogliere l'occasione per un suo concreto ampliamento, e solo pochi hanno sviluppato idee dalla valenza più universale. 
Per questo motivo, se si leggono le opere intere degli autori citati in questo blog, è normale trovare concetti che travalicano la pura visione dell'unità del tutto e possono addirittura apparire in alcuni punti contrastanti e non perfettamente coerenti con tale principio. Ciò vale soprattutto per quegli autori che hanno cercato di riconciliare la propria visione teologica di base con la non−dualità. 
Dunque, ho scelto di estrapolare dal contenuto delle opere esaminate solo quelle espressioni che mi sono sembrate (a mio personale giudizio) esprimere in modo più autentico e chiaro il principio di unità del tutto.
Un'operazione, se vogliamo concludere la metafora iniziale, di ricerca e raccolta delle tracce di una storia che, a differenza di quella raccontata dai fossili, è una storia che copre ogni tempo e ogni luogo. La storia della natura ultima della realtà. 

Ho cercato inoltre di dare più spazio possibile agli autori occidentali, per valorizzare sia quella linea di pensiero unitario che ha attraversato la nostra cultura a partire dai filosofi classici, sia il misticismo di matrice cristiana che ha nutrito la speculazione filosofica e teologica occidentale dal Medioevo ai giorni nostri. 

Sarà forse una sorpresa per il lettore scoprire che persino in Italia la coscienza di unità ha trovato molte occasioni di manifestarsi anche in tempi recenti.